Più continuiamo a conoscere, più continuiamo a sentire queste storie come le nostre storie, più riusciremo a costruire un' Italia diversa. R. Saviano

Foggia nel rifugio, racconti dalla seconda guerra mondiale

di Raffaele de Seneen e Romeo Brescia

Probabilmente le bombe dall’alto se le aspettavano (Era pur stata dichiarata una guerra!), forse non così tante, e non così poco intelligenti, da dover come in un gioco, un gioco di guerra, attrezzarsi con un minimo di scenografia, come a creare l’ambiente, la location: oscuramento, coprifuoco, un po’ di contraerea, i rifugi antiaerei.

I rifugi, quelli fatti a bella posta, i “tubolari”, una trincea scavata nel terreno con un minimo di copertura, una porta di legno per accesso, e quelli adattati alla bisogna e sfruttati, gli scantinati dei palazzi più grossi, di più recente costruzione: il Palazzo uffici O.N.C. (ora Consorzio Generale di Bonifica) di fronte al Palazzo degli Studi, inizio Corso Roma, il Palazzo Persichetti che ancora guarda su Piazza San Francesco, ecc.

Ma cosa succedeva subito dopo l’allarme che avvisava dell’arrivo di formazioni aeree e la corsa verso un rifugio, ce lo racconta Giovanni Tortora in un resoconto giornalistico dell’epoca così titolato.

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RIFUGIO TUBOLARE PRESSO VILLAGGIO azzurro “GINO LISA”
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Il tarantismo (ballo di San Vito) esisteva anche in Germania

Anche in Germania si credeva una volta frequente questo male, che chiamavasi dal valgo superstizioso il Ballo di S. Vito, Chorca S. Viti , e curanvasi a suon di Tamburo e delle Trombe militari.
Quelli che ne erano attaccati, saltavano per alcuni giorni senza fermarsi, e quando cadevano stanchi dalla fatica, si balzavano in alto con le coperte ,per impedire, che fosseso sorpresi ,e vinti dal sonno, che lo credevano micidiale; né cessava il loro furore, finche la causa del male non restasse consunta dalla fatica, e purgata dal più copioso sudore.


Lettera sopra il tarantismo, l'aria di Roma, e della sua campagna, ed i palazzi pontificj entro e fuori di Roma, con le notizie di Castel Gandolfo, Francesco Cancellieri, 1817
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Scarcerati “boss” del Gargano: in libertà anche Notarangelo

Dopo tre anni e tre mesi di carcere, torna in libertà l’uomo ritenuto dagli investigatori un “boss” del territorio del Gargano, meglio conosciuto come “Cintaridd”. Condannato (senza il riconoscimento, da parte del tribunale di Foggia, dell’aggravante mafiosa) nel febbraio scorso ad 11 anni di reclusione, insieme ad altri imputati, per una serie di estorsioni ai danni di imprenditori garganici, Angelo Notarangelo è stato scarcerato due giorni fa dal Tribunale di Foggia.

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“Grave e incomprensibile la decisione di scarcerare il boss Angelo Notarangelo, condannato a 11 anni per estorsione. Ci sembra un pessimo segnale per quegli imprenditori che, denunciando il pizzo e costituendosi parte civile nel processo, hanno reso possibile quella condanna“. Lo afferma Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Antimafia, a margine della missione che la Commissione sta svolgendo a Foggia. “Notarangelo ci è stato indicato da tutti i nostri interlocutori come il capo della famiglia mafiosa che da anni impone pizzo e obbedienza agli imprenditori di Vieste. Averlo prima condannato e poi scarcerato è una contraddizione che la Commissione intenderà approfondire“, conclude l’esponente di Led.

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Il #Gargano da "Lo sperone d'Italia", Vocino M., 1914

di Domenico Antonacci

Tra i testi "base" per ogni appassionato di storia e tradizioni del Gargano vi è sicuramente "Lo sperone d'Italia" di Michele Vocino, edito nel 1914. Al suo interno, oltre a tantissime testimonianze riguardanti usi e costumi ormai scomparsi, è possibile trovare numerosi e dettagliati disegni del Gargano di allora.
Ne ho raccolti alcuni nell'album completo sulla fanpage facebook di Amara terra mia, ma intanto qualche anteprima:
Vieste
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"NO LAVORO NERO", la lotta al caporalato nel ghetto di Rignano


Bello pensare che il pomodoroRosso Gragnano” possa tra qualche settimana andarsene in giro per il mondo col messaggio “no lavoro nero“.

L’inizio di un cambiamento profondo che non riguarda solo le condizioni di vita dei migranti, ma la nostra cultura diffusa e una forma ormai marcia di economia della terra. Un inizio che può portare lontano. La Capitanata lo merita.

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Vedi anche il video di Assalamou Alejkoume (Terra di migranti)
Leggi I dannati del ghetto
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