Più continuiamo a conoscere, più continuiamo a sentire queste storie come le nostre storie, più riusciremo a costruire un' Italia diversa. R. Saviano

Lupi e orsi vittime della burocrazia

Mentre in alcune regioni si dà al via alla possibilità di abbattere specie protette la burocrazia impone determinate razze di cani per la guardia antilupo.
Ascoltate cosa dice questo esperto allevatore a proposito delle razze di cani antilupo.

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Al via da Mattinata il Meet-Up di promozione e divulgazione della legalità contro la mafia del Gargano

Parte il meet-up di PacificAzione, con l’obiettivo di diffondere principi ed azioni contagiose che trasformino il Gargano da periferia della #mafia, del malaffare e della dilagante delinquenza, a centro della trasparenza e della legalità.

L’iniziativa nasce dall’idea di alcuni cittadini ed associazioni mattinatesi e trova subito il sostegno di importanti ed autorevoli partner (Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – Coordinamento provinciale di Foggia, Associazione Antiracket di Vieste, Camera di Commercio di Foggia, Confcommercio Foggia, Associazione Giovanni Panunzio, Casa Nostra Antimafia Sociale di San Marco in Lamis, Azione Cattolica Diocesana – Manfredonia - San Giovanni – Rotondo - Vieste, Parrocchia Santa Maria Della Luce di Mattinata, Legambiente Circolo Festambiente Sud di Monte Sant’Angelo e Populus di Foggia)

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Botanica sacra oppiacea nell'antica Daunia tra VII-VI a.C (M.L. Leone)



Ipotesi interessanti sulla storia dei dauni e sulla sua etnografia a cura della dott.ssa Leone.

Il popolo dei Dauni abitava l’antica Daunia, l’attuale regione settentrionale delle Puglie, compreso il promontorio del Gargano. Questo popolo è stato promotore di un eccentrico stile artistico, manifestato in particolare nelle stele litiche istoriate, datate fra l’VIII secolo e gli inizi del VI secolo a.C.

Queste stele, che possono raggiungere l’altezza di oltre un metro, hanno sembianze antropomorfe e sono costituite da un “corpo”, ricavato da una lastra di pietra, e da una “testa”, la cui forma stilizzata cuneiforme contribuisce all’originalità di questa espressione artistica. La testa è in alcuni casi parte integrante del medesimo blocco litico, mentre in altri veniva costruita separatamente e quindi applicata sul corpo. Nessuna di queste stele è finora stata trovata in situ, e molte furono riutilizzate come materiale da costruzione – addirittura già dal VI secolo a.C., cioè durante il medesimo periodo daunio (D’Ercole, 2000, p. 328, n. 13) – e ci sono pervenute in forme spesso frammentarie. Alcune presentano ancora traccia di colore, a testimonianza del fatto che originalmente erano dipinte, oltre ad essere scolpite.
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Video - rendering ipogeo della Medusa


Video rendering della tomba daunia visibile dagli automobilisti che percorrono l’A14 a nord di Foggia, a metà strada con San Severo.
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Indagine etnobotanica sull'uso alimentare tradizionale di piante selvatiche sui Monti Dauni

di Nello Biscotti, Gennaro Del Viscio, Daniele Bonsanto

In questo lavoro si presentano i risultati di un’indagine etnobotanica condotta in tre territori del Subappennino Dauno (Monti Dauni settentrionali, centrali, meridionali), comprensorio “interno” e montano della Puglia, uno dei quali è dal 1999 riconosciuto isola linguistica franco-provenzale (Faeto, Celle San Vito).

L'obiettivo della ricerca era quello di registrare le conoscenze popolari sugli usi alimentari tradizionali delle “verdure” selvatiche, in termini di specie, nomi dialettali, parti utilizzate e preparazioni culinarie. Dalla comparazione dei risultati con quelli riportati in letteratura etnobotanica in Italia e in particolare per il Gargano, altra area interna e montana della Puglia, sono emersi utilizzi singolari di specie, peculiari preparazioni culinarie e aspetti antropologici interessanti. Le conoscenze in merito agli utilizzi alimentari delle erbe selvatiche sono patrimonio culturale di tutta la comunità; l’utilizzo coinvolge tutti gli strati sociali della popolazione, dal nullatenente, al contadino, al ceto impiegatizio e nobiliare.

Le piante selvatiche rappresentano l’ingrediente di più pietanze importanti (minestre, bolliti, con pasta, con carne); si conserva ancora la tradizione di legare questi piatti alla domenica o alle feste religiose. Queste peculiarità sono risultate particolarmente evidenti e ben radicate nella comunità franco-provenzale, che conserva nei fitonomi e nelle preparazioni culinarie tracce importanti delle sue origini, adattate in un paesaggio interno e montano di una regione “piatta” e mediterranea come la Puglia. L’indagine può dimostrare che l’utilizzo alimentare delle erbe selvatiche va oltre la dimensione storica dell’urgentia; infatti le stesse, nel caso del Subappennino, sono ancora tutt’oggi elementi importanti della tradizione alimentare e gastronomica.
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