Più continuiamo a conoscere, più continuiamo a sentire queste storie come le nostre storie, più riusciremo a costruire un' Italia diversa. R. Saviano

FOTO D'EPOCA: Il trabucco di Lesina

di Domenico Sergio Antonacci

Archivio Salvatore Primiano Cavallo
Su input di Domenico Ottaviano sono andato alla ricerca (virtuale) di alcune foto di un trabucco esistente a Lesina e di cui oggi non resta alcuna traccia.
Subito mi sono rivolto a Salvatore Primiano Cavallo e la fortuna mi ha accompagnato, visto che suo suocero è in possesso di due foto del trabucco di suo padre.
La prima foto è riferita al 1951. La persona che vedi al centro della foto è Paolo Costa, un giornalista di Milano che negli anni 50 fece uno studio sui trabucchi del Gargano. 
La seconda è stata scattata negli anni '40 con alcuni componenti la famiglia di mia moglie. Sono entrambi inedite e le originali appartengono a mio suocero.
Il trabucco risale proprio agli anni '40 del '900 ma nel febbraio del 1955 venne letteralmente spazzato via da una fortissima mareggiata. Ancora oggi sono visibili quelli che erano i piloni in ferro che formavano la struttura portante. Mio suocero non ricorda nessun altro trabucco prima di quello.

La località è Punta delle Pietre nere, località famosa ai geologi per l'antichità delle rocce di origine vulcanica (se vuoi saperne di più leggi questo articolo)

Le foto qui di seguito:
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Mestieri di una volta: u' nagghijèrë

di Michele Giuliano da San Paolo Civitate

Alcuni giorni fa, sfogliando “Antiche Anticorìe” un libro su San Paolo di Civitate, scritto da ben quattro illustri autori, sono inciampato in un termine dialettale che ha attirato la mia curiosità. Permettetemi, prima però, di spendere due parole su questo libro. Credo che per un cittadino di San Paolo di Civitate, sia un’ opera importantissima. Soprattutto le giovani generazioni dovrebbero aver letto, se non addirittura studiato questo testo ricco di termini dialettali, di vita vissuta e di tradizioni della nostra terra. Credo che ogni sampaolese dovrebbe averne in casa una copia. Debbo confessare che proprio dalla lettura di questo libro, che periodicamente ripeto, ho ritrovato tanti dei miei ricordi d’infanzia e non, che mi sono sentito stimolato a trascriverli e raccoglierli in un volumetto che cercherò di rendere pubblico proprio con lo stesso spirito che penso abbia animato gli autori del libro in questione: rinsaldare e mantenere vivida la tradizione degli usi e dei costumi del nostro paese, tramandandone il ricordo.
Ma torniamo a noi….mentre leggevo questo libro mi sono imbattuto nel vocabolo “u ‘nnagghjér”. A fianco vi era la seguente spiegazione che fedelmente trascrivo “OPERAIO specializzato nel separare con l’omonimo attrezzo l’olio dall’acqua di vegetazione prima dell’avvento della centrifuga”. Per essere precisi il termine dovrebbe avere l’accentazione grave (come quasi tutti i vocaboli relativi ai mestieri recitati in forma dialettale sampaolese) dovrebbe cioè leggersi “u nagghjèr” per analogia con “ u lattèr; u scarpèr, u matunèr ecc.
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VIDEO: Gargano, ricordando l'estate

Arriva il freddo e la nostalgia dell'estate si fa sentire.
Anna e Cesare D'Amico ci inviano questo breve ma intenso filmato delle loro vacanze estive sul Gargano.


Edit and Shot by Anna d'Amico
Music: Son Lux - Lost It To Trying (http://bit.ly/1hReEEJ)
Cameras: HDR AS15 Sony, HDR CX115 Sony
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Il grande trattato di falconeria di Federico II digitalizzato e consultabile online



De arte venandi cum avibus ("Sull'arte di cacciare con gli uccelli") è un trattato dell'imperatore Federico II di Svevia sull'attività venatoria. Il manoscritto conservato alla Biblioteca Vaticana (codice Pal. Lat. 1071) è la redazione più nota per le illustrazioni, ma contiene solo i primi due libri: si tratta di un codice di 111 fogli di pergamena di dimensioni pari approssimativamente a cm. 24,5x36, commissionata a Napoli dal figlio di Federico, Manfredi re di Sicilia, intorno al 1260.
L'opera consiste in un trattato di falconeria, cioè sui sistemi di allevamento, addestramento e impiego di uccelli rapaci (propriamente falchi) nella caccia (soprattutto ad altri uccelli, tutti accuratamente descritti nell'opera).

Basta osservare le miniature per restare incantati e pensare che già quasi 800 anni fa gli animali venivano "studiati" con così tanta dedizione e passione.
Da pensare che alcuni del luoghi ritratti potrebbero appartenere alla #Daunia dato che Federico II aveva qui diverse zone di caccia (in particolare nella zona tra Apricena e il Gargano)




Oggi potete "sfogliarlo" qui 
e scaricarlo in pdf qui

Versione solo testo: parte 1 - parte 2


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