Più continuiamo a conoscere, più continuiamo a sentire queste storie come le nostre storie, più riusciremo a costruire un' Italia diversa. R. Saviano

Il cacciatorpediniere che salvò Vieste all'entrata dell'Italia della Prima Guerra Mondiale

Primo articolo

Nelle operazioni della prima notte (del 23-24 maggio) noi non avemmo a lamentare che una perdita sola, quella del vecchio cacciatorpediniere Turbine. "Questo, - così narrava un comunicato del Capo di Stato Maggiore della Marina - la mattina del 24 corr., essendo in servizio di esplorazione avvistò un cacciatorpediniere nemico al quale dette immediatamente la caccia, allontanandosi così dal grosso del reparto navale al quale era aggregato; la caccia durava da circa mezz'ora, quando sopraggiunsero altre unità nemiche, tre torpediniere e l'incrociatore leggero Helgoland. Il Turbine ripiegó allora sul reparto navale a cui era aggregato, ma, colpito per due volte nella caldaia, man mano andò perdendo di velocità.
Tuttavia continuò a combattere per circa un'ora, nonostante che un forte incendio divampasse a bordo. Esaurite tutte le munizioni, il comandante ordinò che fossero aperte le valvole di comunicazione col mare per affondare la nave e sottrarla alla cattura da parte del nemico. Il Turbine cominciò così ad affondare, ma, nonostante avesse cessato il fuoco e, con tutto l'equipaggio allineato a poppa, fosse in così gravi condizioni, il nemico continuò a cannoneggiarlo a distanza ravvicinata. Il comandante (che sin dall'inizio del combattimento era stato ferito) quando il Turbine stava per inabissarsi, ordinò alla gente di gettarsi in mare. I cacciatorpediniere nemici misero in mare i battellini per prestare soccorso ai naufraghi, ma in quel momento essendo comparso il reparto navale su cui si appoggiava il Turbine, il nemico, ricuperati frettolosamente i battellini, si diresse a tutta forza verso la propria costa. Le nostre navi, lanciate in mare le scialuppe per soccorrere i naufraghi, inseguirono il nemico aprendo il fuoco. Un cacciatorpediniere nemico del tipo Tatra (il Czepel) e l'Helgoland furono ripetutamente colpiti e gravemente danneggiati; del Turbine furono salvati nove uomini.
I comunicati austriaci venuti a nostra conoscenza affermano che sono stati recuperati 35 naufraghi tra i quali il comandante.


Secondo articolo

 “A circa 10 miglia sud-est di Pelagosa giace in fondo al mare il Cacciatorpediniere Turbine e con esso dormono il sonno eterno
gli eroici marinai. Passando di là, gettate un fiore”.

Queste le parole pronunciate dal comandante Luigi Bianchi, il 19 gennaio 1930, a Genova, durante la cerimonia di consegna della bandiera di combattimento al Cacciatorpediniere Turbine. Per tutta la  vita portò nel cuore il ricordo della nave perduta e del suo eroico equipaggio.

Il mare antistante Vieste fu il teatro di una furiosa battaglia che vide l’eroico Cacciatorpediniere Turbine fronteggiare quattro navi austriache. All’azione assistette tutta la tremebonda popolazione di Vieste che gli ha dedicato una strada cittadina. E’ posta nel borgo ottocentesco ed ha una particolarità, forse assoluta: è priva di numeri civici. Infatti tutte le case che vi si affacciano hanno gli ingressi da un’altra parte. Essa guarda diritto all’isolotto del Faro (isola di S. Eufemia), verso quel tratto di mare dove si consumò il destino del Cacciatorpediniere Turbine.

Cosa è successo
All’alba del 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, l’incrociatore austriaco Helgoland prendeva postazione a 700 mt. dal porto di Barletta, mentre imperversavano forti raffiche di pioggia. Apriva il fuoco con i cannoni poppieri e colpì prima alcuni carri ferrovieri che sostavano nella stazione marittima, poi una casa, infine il castello. Poi puntò le sue bocche da fuoco sulla Cattedrale, ma fortuna volle che ne fosse dissuasa dal provvidenziale intervento dei cacciatorpediniere italiani Turbine e Aquilone, in pattugliamento nel basso Adriatico. L’Helgoland volse allora i suoi potenti cannoni prima contro L’Aquilone, che ben presto si dileguò verso sud, e poi contro il Turbine, il quale per nulla intimorito di trovarsi dinanzi ad una nave molto più potente, manovrò per attaccarla. Il Turbine prese rotta verso nord inseguito dall’Helgoland che intanto ordinava la riunione ai quattro caccia del suo gruppo, che non dovevano essere lontani, indicando la sua posizione.
L’intendimento del comandante del Turbine, Luigi Bianchi, era quello di pilotare la nave inseguitrice in quella zona di mare dove sapeva essere appostati i nostri incrociatori.
Intanto due risultati importanti li aveva già ottenuti: quello di impedire il bombardamento di Barletta e quello di disimpegnare l’Aquilone.
Ben presto il Turbine venne intercettato dagli altri cacciatorpediniere austriaci. Questo duello, fortemente sbilanciato dalla parte del Turbine, ebbe inizio nelle immediate vicinanze di Vieste a circa un miglio dalla costa. Tutta la popolazione di Vieste vi assistette, attonita e sgomenta, dalle alture dai terrazzi e dalla spiaggia. Dopo circa un’ora di furioso combattimento, il Turbine, colpito per due volte nelle caldaie, con un incendio a bordo e fortemente sbilanciato a sinistra, fu costretto alla resa. I morti furono 15. Il resto dell’equipaggio fatto prigioniero e trasbordato sulle navi austriache. Si consumò così il dramma del cacciatorpediniere Turbine e del suo equipaggio che malgrado tutto riuscì ad infierire gravi danni a due delle navi nemiche.
Tutta la stampa parlò del Turbine esaltando il coraggio ed il valore dei nostri marinai. In particolare il patriottismo del Comandante del cacciatorpediniere Turbine che non esitò un istante a mettere a repentaglio la incolumità della nave e quella del suo equipaggio per salvare una città inerme da un vile cannoneggiamento.
 
Onori delle popolazioni pugliesi al Turbine
La città di Barletta
Il 24 maggio 1965 Barletta ha ricordato il 50° anniversario del sacrificio del cacciatorpediniere Turbine con una toccante cerimonia, chi hanno preso parte le autorità civili e militari e le associazioni combattentistiche della città. Era presente il macchinista del Turbine Leonello Deangelis.

La città di Manfredonia
In una bella lapide posta sul piazzale della stazione ferroviaria, Manfredonia ricorda il bombadarmento subito all’alba del 24 maggio 1915 da parte di due navi austriache: “Mentre la nave Turbine eroicamente si sommergeva”.

La città di Vieste
All’eroico Turbine la città di Vieste ha dedicato una strada cittadina.

Prendete e condividetene tutti, questo è il nostro blog offerto in sacrificio per voi!

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