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Il 18 giugno tutti sulle Isole Tremiti per DIRE NO ALLE TRIVELLAZIONI!

Il Gargano non si ferma, è sicuro di sé e continua caparbiamente l’ardua battaglia civile per difendere il suo meraviglioso territorio. Al proposito, il 18 giugno associazioni, enti locali e vari rappresentanti politici garganici raggiungeranno le Isole Tremiti e manifesteranno ancora una volta per la difesa da eventuali trivellazioni petrolifere. Proprio lì sarà costituita una Rete di associazioni dell’Adriatico che avrà come presidente Lucio Dalla. Si richiede una copiosa partecipazione di tutti poiché ognuno può dare un contributo utile alla crescita sana del territorio, per esortare questa “cricca” politica ipoacusica (dal debole udito; ndr) alle rinnovate esigenze dello sviluppo economico sostenibile (Matteo Pupillo).

Dopo la protesta di Termoli l’attenzione della gente impegnata a difendere le Isole Tremiti e il mare Adriatico dalle trivellazioni per cercare petrolio, si sposta sul campo della valorizzazione, per far capire che si corre il rischio di distruggere un patrimonio naturale e turistico di vaste proporzioni.

L’appello è diffondere l’invito e le adesioni per diventare un vero e proprio referendum popolare in grado di sostenere maggiormente le barricate che le 288 associazioni partecipanti alla Rete stanno alzando in difesa del territorio.
Decine di sostanze altamente tossiche e inquinanti saranno disperse con l’attività ordinaria mettendo a rischio la salute delle popolazioni che si affacciano sull’Adriatico e compromettendo importanti settori economici come turismo e pesca. La cosa che fa più rabbia è che l’Italia, a differenza di molti altri Paesi, ha le più basse royalties sull’estrazione di petrolio. Ci risulta che tratteniamo il 4 percento come royalties rispetto a percentuali anche 15 o 20 volte superiori imposte da altri Paesi. Questo significa che a fronte del rischio ambientale e turistico non c’è nessun tipo di risarcimento.

Al danno si aggiunge quindi anche la beffa

Fonte Puntodistella

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3 commenti:

  1. Alberto geologo15 giugno 2011 20:23

    Posso dire che questo allarmismo e' abbastanza infondato e che i promotori delle proteste fanno vero e proprio terrorismo? lavoro nell'ambito del petrolio e dico con cognizione di causa che quelle indagini avranno un impatto ambientale abbastanza basso (non nullo, purtroppo). Il terrore "popolare" e' di vedere un disastro in stile Golfo del Messico, mentre una cosa del genere difficilmente puo' accadere in Adriatico a causa dell'elevata viscosita' del petrolio presente (fa fatica ad uscire anche di sua spontanea volonta').
    La sete energetica dell'Italia, purtroppo, obbliga a cercare di sfruttare al massimo le (poche) risorse energetiche che abbiamo, finche' le rinnovabili non saranno sufficienti a coprire il nostro fabbisogno energetico.

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  2. perchè al posto di investire ancora nel petrolio non si investe nel solare? i prototipi di nuovi pannelli stanno facendo passi da gigante

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  3. Alberto geologo15 giugno 2011 21:02

    purtroppo non basta... il sole ci da' solo una parte dell'energia che ci servirebbe... E tra l'altro la fregatura del solare e' che funziona solo di giorno. L'eolico sarebbe piu' interessante, pero' da noi ci scontriamo con problemi estetici del paesaggio non da poco: non a caso uno dei campi eolici piu' grandi della Puglia e' stato fatto in un'area paesaggisticamente disastrata (dalle cave) come quella di Apricena verso Poggio Imperiale.
    La prima cosa su cui puntare da subito sarebbe il risparmio energetico, ma purtroppo la politica e spesso la gente comune osteggiano queste scelte, spesso a causa dei costi (pensiamo solo al discorso delle case a basso consumo energetico). Il problema e' che il campo dell'energia e' complesso e senza i numeri e' difficile discutere e ancor di piu' senza una politica energetica su scala nazionale (l'attuale governo aveva poche idee e veramente molto confuse ancora prima del risultato del referendum sul nucleare, figuriamoci adesso).
    Tornando alla manifestazione segnalata dal post, posso dire che preferisco eticamente che si perfori qui da noi dove abbiamo leggi ambientali severe e restrittive e dove possiamo controllare anche noi cittadini quanto accade, piuttosto che lavarsi la coscienza lasciando che l'estrazione accada in nazioni corrotte dove inquinare e' la prassi? E' un dilemma che mi son posto molte volte (non sembrerebbe, ma ho fatto anche io le mie battaglie ambientali in vari contesti) e penso vada posto ai consumatori di idrocarburi.

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