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Il Ministro della Cultura vuole chiudere le sovrintendenze al paesaggio ed all'architettura di mezza Puglia

La risposta dell'Assessore alla Qualità del Territorio (Assetto del Territorio, Paesaggio, Aree Protette e
Beni Culturali, Urbanistica, Politiche abitative:

Oggetto: Soppressione della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di
Lecce, Brindisi e Taranto.


Illustre Ministro,
a seguito di notizie pubblicate dalla stampa locale in merito alla possibile decisione disopprimere la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Lecce, Brindisi e Taranto per iniziativa di codesto Ministero, e alla conseguente mobilitazione di autorevoli esponenti delle istituzioni locali e della società civile, la Giunta regionale della Puglia è stata impegnata da un ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio regionale il 28 giugno u.s. a porre in essere tutte le iniziative idonee a scongiurare tale eventualità.
Merita rimarcare che la presenza a Lecce di una sede della Soprintendenza è da considerarsi irrinunciabile per diverse ragioni: la ricchezza dei valori culturali e paesaggistici che si addensano nella terra salentina, l’accentuata articolazione del sistema insediativo e la capillare diffusione dei beni, la crescente consapevolezza locale dell’importanza strategica della conservazione di detti valori per uno sviluppo sostenibile e durevole del territorio e il conseguente incremento degli interventi di recupero del patrimonio.

Da queste premesse consegue la necessità di muovere in direzione opposta rispetto a quella paventata, non solo mantenendo a Lecce la sede della Soprintendenza ma anche rafforzandola mediante l’inserimento di nuove qualificate professionalità, al fine di assicurare il migliore svolgimento delle attività di tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico e paesaggistico alle quali essa è deputata. Altrettanto evidente è che la collaborazione in materia tra Stato e Regione, nel rispetto delle rispettive competenze, sancita peraltro dagli artt. 5 e 112 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, non può esplicarsi efficacemente in assenza del supporto tecnico-scientifico fornito dalle sedi periferiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che custodiscono un patrimonio di conoscenza ed esperienza difficilmente surrogabile.
Si immaginano le ragioni alla base della decisione: sono note le difficoltà finanziarie nelle quali versa il Ministero a causa della progressiva riduzione delle risorse a disposizione. Tuttavia, si ritiene che i costi non solo culturali e sociali ma anche economici derivanti dalla soppressione di un presidio di tutela nel territorio in questione sarebbero ben più elevati dell’immediato possibile, e comunque irrisorio, risparmio.
Tutto ciò si rappresenta, con l’auspicio che le informazioni in merito all’origine di tali notizie si rivelino infondate e, nella malaugurata ipotesi che invece siano corrette, che le ragioni addotte e le istanze manifestate dal territorio, delle quali l’intero Consiglio regionale della Puglia si è fatto interprete, possano indurre a decisioni che non mortifichino un’area e una Regione che hanno particolarmente a cuore la salvaguardia del proprio patrimonio culturale e paesaggistico e stanno operando ogni sforzo per valorizzarlo sia per il progresso sociale delle popolazioni insediate sia per consolidare la crescita di flussi turistici che in Puglia, con punte di eccellenza proprio nel Salento, si è registrata negli ultimi anni in controtendenza rispetto al dato nazionale e a quello di altre regioni di più antica tradizione turistica.

Con i migliori saluti,

Angela Barbanente
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