Più continuiamo a conoscere, più continuiamo a sentire queste storie come le nostre storie, più riusciremo a costruire un' Italia diversa. R. Saviano

Quando Foggia era l’ombelico del mondo....

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[...]In quel momento Foggia rappresentava l’ombelico del mondo
Nel 1223 diede quindi ordine alle sue maestranze di realizzare quivi la reggia per gli affari di Stato.
La reggia di Foggia del grande imperatore è stata per parecchi decenni non solo uno dei punti centrali degli avvenimenti politici dell’Europa (paragonabile alla Roma dei Cesari e dei Papi e alla Costantinopoli bizantina), ma contemporaneamente anche un centro intellettuale di particolare dimensione di tutto il mondo allora conosciuto.
Riassumendo - e facendo proprie - notizie frammentarie dei cronisti dell’epoca, il Kantorowicz così riferisce del Palatium di Foggia: «...nel vasto Castello di Foggia descritto come un palazzo ricco di statue, colonne di marmo verde antico, con leoni e fontane pure di marmo, devono essersi svolte quelle leggendarie e fragorose feste, il cui splendore ha circondato fino ad oggi l’immagine degli Svevi del sud.
Ogni tipo di gioia festosa ed ogni delizia avevano qui il loro sito, e gai ed allegri non si stentava certo a diventare con l’alternanza dei cori e dei costumi purpurei dei giocolieri e musicanti. Alcuni di questi erano fatti Cavalieri, altri ornati ed insigniti di onoreficenze di particolare dignità. Tutto il giorno veniva trascorso e, quando stava per volgere al termine, alla luce delle fiaccole fiammeggianti, che quà e là sfavillavano, fra le gare dei giocolieri, la notte diventava giorno.
Così racconta un cronista, mentre un’altro sa anche riferire delle meraviglie delle sale interne della Corte, che il figlio del Re d’Inghilterra, il Duca Riccardo di Cornovaglia potè vedere.
Dapprima, con bagni, salassi e tonici medicinali, si sarebbero fatte dimenticare al principe inglese, proprio allora reduce dalla crociata, gli strapazzi della guerra e del viaggio per mare nella calura estiva; poi questi sarebbe stato allietato da ogni specie di giochi.
Con stupore il Duce avrebbe ascoltato rare melodie su strumenti esotici, avrebbe visto buffoni e giullari ostentare le loro arti e si sarebbe rallegrato allo spettacolo danzante di belle e formose ragazze saracene, che su grandi sfere giravano sul liscio e colorato pavimento della sala.
Le novelle e le fiabe raccontano però delle feste di Federico II e dei fasti della sua corte in una trasfigurazione leggendaria: come centinaia di cavalieri di tutte le nazioni furono ospitati dall’Imperatore sotto le tende di seta, come giullari confluissero da ogni parte alla Corte Imperiale e come invitati stranieri portassero in dono all’Imperatore le cose più rare e preziose. Si racconta come i messaggeri di re Giovanni portarono all’Imperatore una tunica di amianto, una pozione che aveva il potere di far ringiovanire, un anello magico che rendeva invisibile ed infine anche la pietra dei saggi».
Eppure, alla morte dello svevo, questa città, questa regione già fulgida memoria per dirla con P. Soccio «…venne rapina.: L’Angioino, l’Aragonese e lo Spagnolo fecero il deserto; imposero il tormento dell’immobilismo, il silenzio ininterrotto delle pecore, la tenebra canicolare!».[...]

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