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La Puglia e i suoi dialetti

I dialetti della Puglia centro-settentrionale rientrano nel gruppo napoletano-barese dell’area meridionale intermedia, mentre i dialetti salentini appartengono, con i dialetti della Calabria centro-meridionale e della Sicilia, all’area indicata come meridionale estrema.
Ciò è giustificato da ragioni di geografia fisica (il confine delle Murge baresi) e da motivazioni di carattere storico-linguistico: mentre al nord (Capitanata e Terra di Bari) gli Iapigi furono sopraffatti dai Sanniti (popolazione appenninica di lingua osca), che spazzarono, o quasi, l’antica civiltà illirica (non ne restano che labili tracce), al sud furono i Bizantini ad avere la supremazia economica e culturale sui Messapi.
In Puglia, quindi, coesistono due realtà linguistiche entrambe derivanti dal latino, ma tanto dissimili, che i parlanti della prima stentano a capire quelli della seconda, e viceversa.
La differenza che subito salta agli occhi è il dileguo di molte vocali atone nella cosiddetta e “muta”, proprio dei dialetti apuli (fəliscənə ‘fuliggine’, mènələ ‘mandorla’, pəccənunnə ‘piccolo’, dəmènəchə ‘domenica’), e la conservazione, per contro, di suoni distinti nel Salento meridionale (spamicatu ‘affamato’, catina ‘catena’, murisciu ‘meriggio’, otalaru ‘vortice’).

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