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L’abbigliamento garganico ai tempi della civiltà contadina

di Leonarda Crisetti

L’abbigliamento consegnatoci dalla tradizione è molto importante perché dà modo di conoscere la storia umana, più precisamente la stratificazione sociale, la posizione di chi indossava gli abiti, i tempi  e le stagioni, le differenze di genere, le regole morigerate del tempo, il peso della gente che criticava i comportamento disdicevole di chi avesse osato andare in giro “scoprendosi” più di quanto fosse consentito dalla consuetudine. L’abbigliamento offre, inoltre, l’opportunità di cogliere le trasformazioni, un tempo lentissime – come sanno i nostri nonni e bisnonni costretti ad indossare lo stesso abito e il medesimo paio di scarpe pressoché tutta la vita. Consente insomma di capire che anche in passato c’era una “moda”, che non era passeggera come quella di oggi e di individuare alcune costanti nell’abbigliamento delle comunità garganiche originate probabilmente dal fenomeno della transumanza. Le vie erbose, infatti, sin dai tempi più remoti hanno consentito agli uomini di incontrarsi e alle culture di contaminarsi. La forte religiosità e la frequenza dei pellegrinaggi, inoltre, costituirono occasioni utili per mettere in comune le esperienze e per confrontarsi. Per tali motivi i costumi dei paesi garganici e in genere del Mezzogiorno in qualche modo si assomigliano, ad esempio, nella lunghezza, nel tipo di tessuto che doveva fare i conti necessariamente con la materia prima endogena, nel colore in genere scuro perché lo sporco non si vedeva facilmente. Va aggiunto che in passato forse più di oggi era importante evidenziare il rango anche attraverso l’abbigliamento e soprattutto nella scelta dei tessuti, indubbiamente più pregiati e colorati rispetto a quelli dei poveri.

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