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Mafia, agguato ad Apricena: uccisi due allevatori

I due, rispettivamente di 28 e 44 anni, sono stati sorpresi dai sicari nella loro azienda agricola. Il duplice omicidio potrebbe essere accostato alla trentennale lotta tra famiglie che imperversa sul Gargano

di PIERO RUSSO


Mafia, agguato ad Apricena uccisi due allevatori
La mafia garganica è tornata ancora una volta a farsi sentire.  A finire sotto i colpi della malavita Giuseppe e Michele Padula di Apricena, allevatori garganici. Michele, 28 anni, è morto sul colpo mentre suo zio Giuseppe, 44 anni, è morto all’ospedale Masselli Mascia di San Severo.
I due sono stati raggiunti da numerosi colpi di arma da fuoco in un agguato avvenuto ad Apricena, nei pressi di via San Paolo, mentre stavano raggiungendo una masseria a pochi chilometri dal centro abitato dove si trasformano prodotti caseari.
Giuseppe fu condannato all’ergastolo in primo grado ma scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare, per il duplice omicidio di Michele Russo, di 59 anni e di suo figlio Matteo di 27. L’allevatore garganico fu incastrato da un’intercettazione telefonica in cui suo fratello Vincenzo - secondo l’accusa – avrebbe confidato ad una terza persona di aver ucciso i due rivali apricenesi proprio in compagnia di Giuseppe.
I Russo scomparvero il 2 novembre 2001, vittime di lupara bianca, ma i loro resti furono ritrovati per caso da alcuni speleologi ad agosto del 2009 ad oltre cento metri di profondità nella grava “Zazzano” a San Marco in Lamis. Un delitto che era stato identificato come vendetta per l’omicidio di un altro fratello, Guido Padula, delitto di cui i due allevatori ritenevano responsabile proprio Michele Russo. Lo scorso anno Giuseppe Padula fu nuovamente arrestato nell’ambito dell’operazione “Caronte”, con cui la Dda di Bari sgominò un’organizzazione dedita allo sfruttamento ed alla riduzione in schiavitù della manovalanza rumena.
Tre anni fa un ulteriore atto di sangue colpì la famiglia Padula: Giuseppe, nipote della vittima dell’agguato, fu ritrovato senza vita in località “Coppa di Rapa”, tra Apricena e San Nicandro Garganico. Fu ucciso da almeno quattro colpi di lupara, due al braccio, uno alla schiena ed uno in faccia, per sfigurargli il volto, elemento tipico degli omicidi garganici.
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