Più continuiamo a conoscere, più continuiamo a sentire queste storie come le nostre storie, più riusciremo a costruire un' Italia diversa. R. Saviano

Sciascia, la mafia e il Gargano

Leonardo Sciascia aveva un amico a San Marco in Lamis che ora ne custodisce la memoria nel centro documentazione della cittadina garganica.

Interessante servizio del tgr Puglia che presenta Antonio Motta e la sua vasta raccolta di documentazione sullo scrittore tra i primi a parlare di mafia.
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La lista dei libri che parlano di mafia del Gargano

La mafia innominabile, di Domenico Seccia (2011)

C'era un tempo in cui la mafia garganica non esisteva. Bisognava vincere la credenza che fosse una magia, popolata dal potente di turno che impone il suo comando, la sua forza e la sua violenza. Non esisteva perché tutti la negavano. Anche i Magistrati che se ne occupavano. Una faida come le altre. La mafia garganica, però, esisteva, eccome. Ammazzava ed ammazza.




La mafia sociale, di Domenico Seccia (2013)

Qui non vi è stata alcuna rivoluzione dei lenzuoli. Qui si continua a dire che non vi è "alcuna infiltrazione mafiosa". Tutti dicono "qui" e non "da noi" e forse anche questo vuol dire qualcosa. La mafia rende tutto cenere. Se soffi sulla cenere non c'è nulla in essa che opponga resistenza per non volarsene via. Rendere cenere ogni cosa è la sua forza. Dove vi è cenere non vi è più nulla. Non c'è Stato. Non c'è sviluppo. Immutabile. Così com'è.




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Nel 1916 la “mano nera” a San Giovanni Rotondo tra diserzione e abigeato

di Antonio Tedesco 

Il 28 luglio del 1916, giungeva a San Giovanni Rotondo 1, nel piccolo Convento di Santa Maria della Grazie, un frate cappuccino che farà molto parlare di sé: Padre Pio. Dal fronte di guerra, invece, arrivavano notizie pessime, decine di sangiovannesi continuavano a morire e, dopo un solo anno di guerra, la cittadina garganica contava ben 72 morti in combattimento o per le gravi ferite riportate 2. Tutti giovanissimi 3, proletari strappati alle famiglie e ai lavori nei campi. Le notizie arrivavano in fretta ai familiari, che vivevano mesi di trepidazione ed angoscia per le sorti dei propri figli o mariti in trincee 4. 

Negli stessi mesi l’esattore del Comune di San Giovanni Rotondo, il Sig. Andrea Russo, in una lettera indirizzata al Prefetto, lamentava un grosso problema che attanagliava i cittadini: un’alta concentrazione di fenomeni criminosi, traendo «la convinzione che si tornasse al brigantaggio» 5. Con lo stesso tono il Sindaco socialista, il medico Angelo Maria Merla 6, in prima linea nell'aiuto alle famiglie povere, agli orfani di guerra 7, chiese al Ministero degli Interni l’invio di quattro agenti di polizia per affrontare una situazione divenuta insostenibili: «La cittadina vive quindi sotto l’incubo più spaventoso e giustamente reclama una più confacente garanzia della libertà e sicurezza personale, della proprietà, specie in considerazione della natura eminentemente agricola del paese che obbliga i proprietari a portarsi ogni giorno in campagna per il governo delle loro aziende rurali […] l’incombente pericolo delle libertà individuali ha una grande ripercussione nel normale svolgimento dell’attività commerciale, industriale ed economica del paese, che vedesi così minacciato irreparabilmente nei suoi più vitali interessi»8. 
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FOTO: Lavori forestali ad minchiam, ne abbiamo

Ok, è evidente che per alcune aziende il bosco e la natura sono visti solo come fonte di denaro, magari di provenienza comunitaria (la cattiva Europa...), ma per lo meno abbiate quel briciolo di buon senso che vi porti a non abbandonare i residui della lavorazione in loco, BESTIE!
Siamo a Sagro (tra Vieste e Mattinata).
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Racconti dal confino alle Isole Tremiti durante la Seconda Guerra Mondiale

Grazie a Ivan Cosmai, studioso della storia delle Isole Tremiti, veniamo a conoscenza e pubblichiamo questo struggente racconto di un confinato alle Isole durante la Seconda Guerra Mondiale.
Libici deportati a Tremiti

Sapevate che le IsoleTremiti sono state da sempre (almeno dal tempo dell'impero romano) terra di confino politico? Che hanno "ospitato" personaggi come Sandro Pertini, Giulia nipote di Augusto, Paolo Diacono?
Le loro storie a volte sono giunte fino a noi, e raccontano sofferenza e annullamento della dignità umana ma anche fratellanza e spirito di comunità.

Josip – Giuseppe Kravos (S. Croce di Audissina 5 agosto 1909 - Trieste 13 aprile 1972) viene arrestato il 5 settembre 1940 a Cagliari, trasferito nelle carceri di Trieste e successivamente "condannato" all’internamento sull’isola di San Domino (Tremiti) dove rimane dal 27 marzo 1941 al 7 gennaio 1942, quando, in seguito a una richiesta di trasferimento per motivi di salute (deperimento psicofisico) viene inviato nella località di internamento di Montecalvo Irpino, in provincia di Avellino.

La descrizione del suo periodo di internamento a San Domino è tratta da: Josip Kravos, Moje in vaše zgodbe iz let 1931 – 1945, ZTT-EST, Trst – Trieste, 1975, pp. 73-85.

(su gentile concessione di Bogomila Kravos)

INTERNAMENTO ALLE TREMITI
L’isola di San Domino era piena di internati di tutte le etnie, italiani, croati, francesi, spagnoli perfino ebrei e zingari. C’erano anche alcuni neri. Ma per metà eravamo sloveni e croati, perlopiù dalla Venezia Giulia. Noi eravamo tutti antifascisti, anche se di diverso credo ideologico.
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