Più continuiamo a conoscere, più continuiamo a sentire queste storie come le nostre storie, più riusciremo a costruire un' Italia diversa. R. Saviano

Botanica sacra oppiacea nell'antica Daunia tra VII-VI a.C (M.L. Leone)



Ipotesi interessanti sulla storia dei dauni e sulla sua etnografia a cura della dott.ssa Leone.

Il popolo dei Dauni abitava l’antica Daunia, l’attuale regione settentrionale delle Puglie, compreso il promontorio del Gargano. Questo popolo è stato promotore di un eccentrico stile artistico, manifestato in particolare nelle stele litiche istoriate, datate fra l’VIII secolo e gli inizi del VI secolo a.C.

Queste stele, che possono raggiungere l’altezza di oltre un metro, hanno sembianze antropomorfe e sono costituite da un “corpo”, ricavato da una lastra di pietra, e da una “testa”, la cui forma stilizzata cuneiforme contribuisce all’originalità di questa espressione artistica. La testa è in alcuni casi parte integrante del medesimo blocco litico, mentre in altri veniva costruita separatamente e quindi applicata sul corpo. Nessuna di queste stele è finora stata trovata in situ, e molte furono riutilizzate come materiale da costruzione – addirittura già dal VI secolo a.C., cioè durante il medesimo periodo daunio (D’Ercole, 2000, p. 328, n. 13) – e ci sono pervenute in forme spesso frammentarie. Alcune presentano ancora traccia di colore, a testimonianza del fatto che originalmente erano dipinte, oltre ad essere scolpite.
Circa la loro funzione, l’ipotesi iniziale che si trattasse di stele funebri, e che riportassero temi omerici (Ferri, 1962), non è più sostenibile, sebbene, come riporta la Leone (2007-08) “ancora oggi, e non senza pigrizia intellettuale, molti continuano a insistere sulla teoria funeraria e a riproporre acriticamente gli assiomi del Ferri privi di fondamento contestuale”. La medesima autrice propende per una loro funzione come simulacri votivi, che erano concentrati in pochi santuari dell’epoca.

[...] per il culto daunio c’è da sospettare la combinazione tra più agenti psicoattivi che spiegherebbero la fenomenologia comportamentale dei personaggi in preda alle allucinazioni. Lo studio sulle stele, dunque, va esteso ai campi della chimica, della religione e della filologia. 
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